Il cactus
Fatte le pulizie, rimane solo
un piccolo cactus nel deserto
della mia scrivania – le venature
del legno ocra sono canyon, dune.
E’ in un vasetto di plastica
lillipuziano, che urto a volte
col mouse, con la tastiera.
Una cosuccia piccola,
meno che un soprammobile.
Rovesciandosi il vaso, ne esce terra
stopposa nera dura
e quel zucchino minuscolo spinoso
che ha un filamento esiguo per radice.
Lo riaccomodo, premo
la terra ai bordi con l’indice
umettato d’acqua o di saliva.
Poi zappetto con l’unghia (adunca, madreperlacea),
mi scuso con un bacio.
Per quel saltuario bacio
da anni il piccolo cactus dura e vive.
Per quel bacio cauto e distratto
il negletto torsolo di vita
oggi, incredibilmente,
ha in cima un fiorellino delicato,
bianco come una gocciola di latte.